Alpinismo

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Le Vette della Valgrosina

Nei salotti degli aristicratici stranieri, la Valgrosina fu ampliamente conosciuta ed amata per le sue vallate pittoresce e le sue cime romantiche. Scovata e arrampicata dal ricco ceto sociale occupò le loro piatte giornate da dandy inglesi, creando così  materia prima per aneddoti eroici. Cime lasciate alla “conquista” (come piaceva identificare in quel periodo, il loro andar per monti, ndr) di questi personaggi dal sangue blu.
Giorgio Sinigaglia, Milanese fortemente legato alla nostra valle, celebre alpinista-esploratore, ma sopratutto cantore delle Alpi, esultò dinanzi al ritrovamento tra le rocce di vetta della Cima Viola una bottiglia contenente la quale, un biglietto portava la firma di Bartolomeo Sassella. Fù il 27 settembre 1875, quando un Grosino calpestò il punto culminante di una montagna inesplorata di casa propria. L’alpinismo-esplorativo, in questa regione, seguitò nelle decadi successive alle prime salite ed aperture di vie nuove. Arrestando tuttavia la sua corsa intorno agli anni dieci.Un nuovo slancio lo si ebbe negli anni ’70 e i primi dell’80.

Duilio Strambini, Egidio Pedranzini, Franco Sertorelli, Francesco Bradanini, Raffaele Occhi, Luigi Zen, Adriano Greco, Eraldo Meraldi: alcuni protagonisti della riscoperta del valore alpinistico di queste montagne. Grazie a loro si vide l’apertura di importanti via di ghiaccio sulla nord della Cima Viola: “Via del Canalone“,  “Via del Seracco” e la “Via Diretta del Seracco“. Sempre ad alcuni di loro dobbiamo vie di cresta come quella del Pizzo Matto o alla salita della parete SSE della Cima di Saoseo. Ci volle un sassista del calibro di Giuseppe Miotti per dare il là sulla parete Sud della Viola, con la sua “Via ritorno alle origini” del 1977. Nel frattempo il testimone dopo la scomparsa del compianto Duilio lo raccolse Antonio Strambini, che insieme all’amico Giuseppe Pruneri firmaro la loro “Via dei Grosini” sulla medesima cima. Sempre lo Strambini “Toni” con Elio Pasquinoli e lo Zen dedicarono sul pilastro SSE della Cima di Saoseo la “Via Duilio“.

Uno stop di quasi vent’anni ed ecco di nuovo Giuseppe “popi” Miotti tornar in quella che lui stesso ama ricordar come valle romantica. Cerca nuove linee sul Pizzon e sul Sasso Calosso. Prova una direttissima sulla sud della Viola, che deve abbandonare causa meteo. La stessa che viene poi attaccata e salita dal trio di guide alpine Giuliano Bordoni, Gianluca Maspes e Rossano Libera: “Viola Bacia tutti“.

Il resto è cronoca moderna che vede Bordoni salire la sud ovest del sasso Maurigno con Mario Sertori e Francesca Marcelli : “Il volo delle cornacchie”. Di nuovo Bordoni in compagnia di Maspes sulla sud del Maurigno con “I fiori di Giada”. La giovane guida alpina locale apre tre nuove vie da destinare alla valorizzazione del territorio per gli arrampicatori in erba, sul compatto Sasso Calosso con l’iperattivo Martino Pini e compagni. Si sposta sotto la costiera del Dosso Sabbione per salire con gli amici del Piz Mudanda la torre che verrà in seguito dedicata all’amico scomparso Stefano Zanini: “Torre Menny“. Con Popi e Maspes si ritrovano a salire “Ehy Doug” una via di roccia al Pian Sertif. Una valle che non gode delle altitudine e dei possenti ghiacciai dei vicini gruppi Bernina e Ortles-Cevedale, ma che tuttavia offre ancora terreno di gioco per giovani alpinisti e rocciatori, per trekker, biker e famiglie che vogliono scostarsi da ambienti sovraffollati per quel ritorno alla terra che ancor oggi i grosini ne vanno orgogliosi.

Tributo a Duilio Strambini

duilio

Tributo a Antonio Strambini

Antonio Strambini

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