Antonio Strambini

Antonio Strambini detto Toni era della classe 1958. Nel suo cuore aleggiavano le vette, i profumi del bosco, i prati in fiore, le rocce taglienti e sfuggenti, i ghiacciai e le nevi perenni. Portava nei suoi occhi la stessa luce di chi brama un amore puro. Un amore verso la montagna. Un amore che non era per nulla egoistico. Non esitava a dividere la propria gioia calcando le cime di casa in compagnia di amici o della cuginetta Manuela che ne ricorda ancora quella salita da piccina alla cima Viola.

Toni aveva il sogno di divenire Guida Alpina e la sua gioia fu grande quando apprese di aver superato positivamente le prove di preselezione per l’ammissione ai corsi di formazione aspirante Guida Alpina.

Aveva la stoffa del capocordata, e non esitava alla ricerca di nuove vie di roccia quale la bellissima ed estetica Via dei Grosini sulla Sud della Cima Viola e la sua variante “Direttissima Est”; o ancora sullo spigolo della Cima di Saoseo col la via dedicata a Duilio Strambini. Si allenava intensamente e scrupolosamente sulle falesie della Vernuga e di Migiondo dove attrezzò anche delle vie per allenarsi.

Toni portava con sè del talento oltre all’ amore. Lo si leggeva negli occhi dei suoi compagni di cordata, negli occhi del suo zio Aldo. Fiero ed orgoglioso come solo un padre potesse essere. Toni era di animo buono, coerente e puro anche nella vita di tutti i giorni. Un buon esempio per le generazioni a venire. La montagna gli conservò il suo carattere dandogli forza, crescendolo passo dopo passo in quel suo amore.

Perì tragicamente nel canale delle Cime di Redasco che lui conosceva bene. Tra la Punta Elsa e la Punta Maria. Una lastra di ghiaccio, nascosta, infida. Era il 25 maggio del 1986, era una domenica. Scivolò lì, sotto gli occhi del suoi cari amici Giuseppe e Luigi, mentre si accingeva in quella discesa con gli sci, mentre era impegnato a fare ciò che amava maggiormente: stare in montagna.


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