Duilio Strambini

Duilio Strambini dimostrò la sua attitudine a capocordata e guida alpina già a diciassette anni, quando col fratello Germano e i cugini Battista ed Egidio, rispettivamente 15, 12 e 10 anni, si addentrarono con una tenda canadese in val Vermulera. Tentarono l’indomani, dapprima la salita al Saoseo ma a quota 3056m dovettero arrendersi alle nebbie e poi la cima Viola, ma anche qui, ai piedi del ghiacciaio, dovettero girare i tacchi ancora per via delle nebbie. Questo la dice gran lunga sulla determinazione, l’amore e la grinta di questo personaggio col sorriso sempre stampato in faccia.
Il profondo amore per la montagna, spinge Duilio, a intraprendere i corsi di formazione Guida Alpina per poi divenirne.

Nonostante le pubblicazioni italiane e straniere riguardo la nostra valle, questa rimane ancora poco frequentata e il perché sorge spontaneo anche a Duilio. Lo stesso si risponde: “Se non siamo noi di Grosio i primi ad interessarci delle nostre montagne, a conoscerle e a farle conoscere, perché meravigliarci se altri non le frequentano?!” Ecco quindi un Duilio che inizia un alpinismo di riscoperta delle montagne di casa, seguendo le tracce dei primi salitori. Ma non si fermò qui, infatti iniziò anche un alpinismo di ricerca, andando a scovare e scoprire  angoli reconditi e dimenticati, aprendo nuove vie e compiendo delle prime invernali. Come sulla  parete SSE alla Cima di Saoseo, la parete Est del Sasso Calosso, lo sperone NE del Pizzo del Teo, la cresta Ovest “Via dei Matti” al Pizzo Matto, o ancora la “Cresta Sinigaglia” alla Cima Piazzi.

Non solo la valgrosina, infatti Duilio si spinse dalle dolomiti al delfinato passando per la Marmolada, le torri del Vajolet, la piccola di Lavaredo, l’ Agordino, la torre Jolanda, la punta Frida, la punta Fiames, la torre Fanis, le Pale di San Martino, il Catinaccio, tutto il gruppo dell’ Ortles-Cevedale, i tre speroni dei Pizzi Palù, il Bernina, il Silvretta, il Cengalo, il Badile, la Punta Rasica, il Medale, la Presanella, il Breithorn, la Roggalspize, la Pyramide du Tacul, il Pic Adolphe, il Monte Bianco. Queste solo per citarne alcune.

Duilio Strambini lascia la moglie Giulia e la figlia Chiara di solo 8 mesi in Grigna, sulla punta Magnaghi. Era il 27 maggio del 1978, l’altruismo di Duilio, dopo aver messo al riparo i suoi clienti, lo spinse a tornare in vetta per accettarsi che la cordata un pò in difficoltà che lo seguiva, non necessitasse di aiuto. Quel furioso temporale e quel fulmine, tuttavia, non ne volle sapere di quel’ uomo buono col profondo e sincero sorriso contagioso e del suo infinito amore per le montagne.

Trentratrè anni dopo la tragedia, Grosio con tutti i suoi compagni di cordata, gli dedica una serata fotografica, riportando al presente quelle emozioni, quelle avventure, quelle gesta che hanno scritto la storia di Duilio e dell’alpinismo in Valgrosina. Il folto pubblico, accorso dopo tanti anni, è la testimonianza della grande personalità e carisma che aveva lo Strambini, testimonianza dell’ immenso vuoto lasciato dietro di se. Il suo sorriso puro, continua a vivere su quelle cime che lui chiamava casa.


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