Gli impianti AEM (A2A)

Quando si esce dalla superstrada per Bormio e, puntando verso la Rupe Magna e i castelli di Grosio, ci si avvicina al paese è impossibile non restare colpiti dalle vistose strutture, tra il moderno e il liberty, che racchiudono i grandiosi impianti dell’AEM, cui fa capo una rete di canali ed impianti idroelettrici estesi da Livigno alla Valfurva, dalla Val Grosina alle porte di Tirano. Se poi si risale la Val Grosina, i due bacini artificiali di Fusino ne costituiscono uno degli elementi paesaggistici più rilevanti; inoltre la nervatura stradale che percorre la valle è in gran parte dovuta all’opera dell’AEM. La storia dell’AEM viene da lontano, cioè dal dicembre 1903, quando il Comune di Milano non rinnovò il contratto con la “Edison” per l’illuminazione pubblica e prese in esame il progetto di realizzare in città una propria centrale termoelettrica, che entrò poi in funzione nel 1905. A breve iniziò anche la fornitura di energia anche ai privati, ma fu nel 1910 che, in seguito a una schiacciante approvazione referendaria, nacque ufficialmente l’Azienda Elettrica Municipale (è solo dal 1981 che ha assunto la denominazione di Azienda Energetica Municipale e dal dicembre 1996 quella di AEM S.p.a. ,Poi recentemente diventata A2A s.p.a.). Sempre nel 1910 fu inaugurata la prima centrale idroelettrica AEM, quella di Grosotto. Nei tumultuosi anni del conflitto mondiale e in quelli immediatamente successivi, il fabbisogno energetico crebbe vertiginosamente e vennero così costruiti nuovi impianti. Proprio a queste realizzazioni è da collegarsi la prima centrale grosina, detta del Roasco, iniziata nel ’18 e terminata nel ’22. Le sue condotte prendevano origine dal piccolo bacino costruito sotto Fusino e, con un salto di 500 m, raggiungevano Grosio. Ma, al di là degli aspetti storici e tecnici, la vecchia centrale del Roasco colpisce per l’architettura. L’edificio, costruito ai piedi del rilievo su cui si ergono i ruderi turriti del Castello Visconti Venosta, ne richiama l’aspetto, con l’austero rivestimento in pietra e le merlature. Il progetto è dell’architetto Piero Portaluppi (1888-1967), esponente dell’eclettismo lombardo, indirizzo che in un medesimo edificio mirava a fondere stili architettonici desunti da aree geografiche ed epoche differenti. La centrale, ispirandosi alle forme di un maniero medioevale, imitando quindi il “vero” castello che sorge sull’altura retrostante, a poche decine di metri di distanza, si pone in un singolare gioco prospettico dove il moderno dialoga con l’antico. Seguire la storia dell’AEM in alta Valtellina ci porterebbe lontano da Grosio e dagli scopi di questa guida. È comunque opportuno citare i grandi bacini artificiali di Cancano e S. Giacomo (questi impianti furono realizzati, in varie fasi, tra gli anni ’20 e il 1950), le cui acque attraverso un’imponente rete di condotte sotterranee giungono oggi al bacino della Val Grosina (racchiuso da un nuovo sbarramento, posto poche centinaia di metri a monte della prima diga di Fusino) e di qui precipitano nella nuova centrale in caverna di Grosio (completata nel 1960) con un salto di circa 600 m. La centrale di Grosio è dunque la chiave di volta di tutto il sistema produttivo AEM, con una potenza di 345 MW, pari alla metà di quanto installato in tutta l’alta Valtellina.

Bibliografia: “Grosio, il paese, le frazioni, le valli” a cura del Comune di Grosio. Testi di Eliana e Nemo Canetta 

Galleria fotografica – Gli impianti AEM

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