Parco delle incisioni rupestri

Il Parco delle Incisioni Rupestri di Grosio

castello-nuovo

Il Parco delle Incisioni Rupestri di Grosio fu istituito nel 1978 da un consorzio di enti locali (Provincia di Sondrio, Comunità Montana di Tirano, comuni di Grosotto e Grosio) grazie alla donazione dei terreni e dei resti medievali da parte della marchesa Margherita Pallavicino Mossi Visconti Venosta.

Ha come scopo principale la valorizzazione delle rocce con incisioni, tra cui la Rupe Magna, scoperta da Davide Pace nel 1966. Dal 1990 il Consorzio per il Parco delle Incisioni Rupestri di Grosio, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia, promuove campagne di scavo archeologico al Dosso dei Castelli.

Castello Nuovo Visconteo

Fra il 1350 e il 1375 sorse, per volere dei Visconti e con il contributo di tutta la Valle, il “Castrum Novum”. Questa nuova costruzione fu concepita per rispondere a mutate esigenze strategiche:

è caratterizzata da una doppia cortina di mura, giustificata da necessità difensive, testimoniate anche dalla presenza di un poderoso donjon, cioè una torre interna fortificata alla quale veniva affidata l’estrema difesa del castello. Ad esclusione di una incursione da parte dell’esercito visconteo al comando di Giovanni Cane, che calò su Bormio sottomettendola a Milano (1376), il castello non venne coinvolto in fatti d’arme fino al 1526, quando il Governo grigionese delle Tre Leghe, nuovo signore della Valtellina, ne ordinò lo smantellamento insieme a tutte le fortificazioni esistenti in Valle. La fortificazione fu nuovamente riattata nel corso della Guerra di Valtellina (1620-1639) e, in particolare, durante la campagna condotta dal Duca di Rohan nel 1635. Benché ormai allo stato di rudere, il Castello Nuovo costituisce l’esempio meglio conservato e più interessante tra i castelli della provincia di Sondrio.

Castello Vecchio o di San Faustino e Giovita

L’edificio più antico fu realizzato attorno al X-XI sec. sull’estremità meridionale del dosso ed è comunemente citato, anche nei documenti, come “Castrum Grosii” o, anche, “Castello di S. Faustino”, dal nome del martire romano al quale venne dedicata, insieme a S. Giovita, la cappella castellana. I resti murari conservati permettono il riconoscimento del perimetro del castello e di alcune strutture ad esso pertinenti. Tra queste svetta il campaniletto romanico, restaurato nella parte superiore verso la fine dell’800, attiguo alla piccola cappella che conserva, al centro del presbiterio, due sepolcri medievali scavati nella roccia: scavi recenti in questa area hanno permesso di ipotizzare l’esistenza di un edificio di culto (oratorio del VII-VIII sec. d.C.) anteriore alla costruzione del castello.

Rupe Magna

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E’ uno dei complessi petroglifici più importanti dell’arco alpino, è stata scoperta e studiata nel 1970 dal prof. Davide Pace che portò alla luce più di 5000 incisioni.

La maggior parte delle incisioni è realizzata con la tecnica detta “a martellina” ottenuta picchiettando la superficie rocciosa con un percussore in pietra, creando delle piccole concavità di forma circolare.

Numerosi sono i temi figurativi : antropomorfi, zoomorfi, figure geometriche, coppelle rastrelli e croci medievali. Le incisioni, datate sulla base dei confronti con oggetti provenienti dagli scavi archeologici e su analisi stilistiche, furono realizzate tra la fine del Neolitico (IV millennio a.C.) e l’età del Ferro (I Millennio a.C.) 

 

Mostra dei reperti archeologici “Antiquarium”

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Lo scavo archeologico condotto tra 1992 e 1997 su tutta la zona sud-occidentale all’interno del Castello Nuovo (Area 6) ha portato alla luce i resti di un insediamento sviluppatesi nell’età del Bronzo e nell’età del Ferro (metà II-fine I millennio a.C.). I reperti associati alle varie fasi protostoriche delineate, mostrano la presenza, in questo comprensorio dell’estrema Lombardia nord-occidentale, di aspetti culturali del tutto peculiari, caratterizzati da alterni rapporti ora con l’area transalpina dell’alta valle del Reno (Grigioni), ora con l’area sudalpina delle Alpi centro-orientali (Trentino-Alto Adige).

I reperti ritrovati nel corso degli anni e raccolti a Milano a cura della Sovrintendenza, in quanto di proprietà dello Stato, sono ora esposti nella mostra allestita nell’Antiquarium a beneficio dei visitatori che possono contare su una serie di tavole e di pannelli informativi che descrivono gli scavi, datano i reperti e li contestualizzano nella storia locale.

 

Per maggiori informazioni visita il sito del Consorzio per il parco delle incisioni rupestri di Grosio

Galleria fotografica – Il parco delle incisioni rupestri di Grosio

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