Tradizione

Dove l’arte diventa costume

L’attaccamento della gente grosina alle sue tradizioni ha permesso al loro tipico costume di sopravvivere con dignità e orgoglio sino alle soglie del 2000. Infatti a Grosio, a tutte le età, è diffusa ancor oggi l’abitudine di portare il costume femminile durante le occasioni solenni, oltre che nelle feste folcloristiche; non è raro poi, per chi abbia occhio attento, osservare donne non più giovani indossare il tradizionale abito anche durante il lavoro nei campi. Il costume pare trarre origine agli inizi del 1500, con caratteristiche semplici e povere. Verso la fine dello stesso secolo numerosi grosini si recarono poi, attraverso il Mortirolo, a lavorare nella Serenissima, restandone influenzati negli usi e nei costumi. Una tradizione narra che alcuni lavoratori di Grosio, in cambio delle loro fatiche, ricevessero una “partita” di schiave (si dice circasse o armene), anche per ricostituire una popolazione indebolita dalle guerre e dalla peste. Questo spiegherebbe la proverbiale bellezza delle grosine, i loro tratti somatici dissimili dalle altre valtellinesi e talune ricche particolarità del costume, così diverso dagli altri valtellinesi, come gli originali orecchini; i maligni aggiungono che a ciò si ricollega pure la tradizione di far lavorare i campi alle donne. Da numerosi atti e documenti risulta che dal 1600 in avanti sia uomini che donne portavano ricchi costumi di buoni tessuti, con accessori di vivaci sete e ornamenti di granate e filigrane d’oro. Via via il costume si trasformò fino a terminare la sua evoluzione nel 1800 quando assunse l’aspetto attuale. Il costume femminile è distinto prevalentemente nei due tipi: festivo o “da sposa” e da lavoro o “da contadina”.

Il costume da festa comprende una lunga ed ampia gonna nera strasc, fittamente pieghettata, con busto allacciato da una fettuccia nera; dietro la vita è un sottile fiocco rosso fioc del strasc. Sotto si porta una sottogonna bianca traversa sott arricciata ed orlata di pizzi con una tasca sul davanti scarsela sott. Sopra è un lungo grembiule di seta scusai de seda, nero o viola in occasione di funerali, bianco per battesimi e nozze o colorato negli altri casi. La parte superiore del costume comprende un giubbetto di raso damascato dalle maniche rigonfie cursett, con applicazioni di velluto nero ai polsi e al collo. All’altezza dell’allacciatura della gonna abbiamo la cosiddetta pezza del stomec, in panno e velluto rosso di forma triangolare che serve per sostenere il seno. Sulle spalle un ampio scialle di seta ricamato, con lunghe frange. Completa il tutto un curioso cappello di feltro nero a falda tondeggiante, guarnito di piume di struzzo e di un fiocco di seta anch’esso nero, che deve lasciare scoperte le trecce raccolte e puntate da uno spillo. Le calze sono di lana rossa ma in occasione di lutti assumono colore viola. Le scarpe, infine, sono nere con fiocco o fibbia.

L’abito da lavoro, naturalmente più semplice, comprende una gonna di panno o fustagno con camicia bianca a maniche rimboccate senza collo, anch’essa ricamata, e un grembiule di cotone. Al collo solo un foulard colorato e, più modesta, la pezza del stomec. Con la tenuta da fatica non si porta il giubbino bensì il cultret , semicerchio di panno appoggiato ai fianchi, per non rovinare il vestito con la gerla. Con questa tenuta non si indossa il cappello ma un fazzoletto panett. Ai piedi gli zoccoli di legno chiodati dalla punta aguzza e ricurva sciupei o più semplicemente degli zoccoletti aperti con tomaia stringata da un nastro rosso e verde. I bottoni nella tenuta festiva sono di filigrana d’oro o d’argento; al collo vari giri di granati curai e un piccolo crocefisso pure d’oro. Molto tipici gli orecchini, costituiti da un grosso anello d’oro con un piccolo dischetto nella parte anteriore, che per le occasioni importanti, sono arricchiti da lavorazioni in filigrana. Ormai poco usato il costume maschile se non nelle feste folcloristiche. Calzoni di fustagno o di panno nero, calzettoni di lana legati in alto con due nappine che appaiono anche a chiudere la camicia senza collo.

Depositario della conoscenza approfondita e ambasciatore nel mondo del costume di Grosio è il gruppo folkloristico “La Tradizion” , che con molto impegno e  passione trasmette a tutti la bellezza tradizionale di Grosio.

Per approfondimenti visitate il sito internet ufficiale: Gruppo Folk Grosio
Bibliografia: “Grosio, il paese, le frazioni, le valli” a cura del Comune di Grosio. Testi di Eliana e Nemo Canetta 

Il nostro costume

Visita la galleria fotografica su Flickr

La grande tradizione artigiana

Dalla necessità nasce l’ingegno. Potrebbe essere questo il segreto che spiega l’arte e la maestria artigiana che nei secoli ha caratterizzato il lavoro della gente di Grosio. Alcune lavorazioni e produzioni ancora oggi caratterizzano l’offerta di Grosio, come tutta la produzione agroalimentare o la lavorazione del legno. Altre riportano al passato e sono oggi per-corsi culturali di scoperta, come la lavorazione del granito della Ganda (Frazione Vernuga) con il lavoro degli scalpellini (i “pica preda”grosini), il “roder”, fabbricante delle ruote dei carri agricoli e, soprattutto, l’arte campanaria che con la notissima Fonderia Pruneri (ora non più esi-stente) ha reso famoso il “suono” delle campane di Grosio in numerosissime chiese e campanili di tutt’Italia.

Gustosa Tradizione

Prodotti tipici:

  • La Pesteda: condimento a base di pepe, sale, aglio, erbe di montagna e vino, battuti in un mortaio. Viene utilizzato per insaporire i vari piatti della cucina grosina. La ricetta fa parte della tradizione gastronomica del paese.
  • Il Grana di Grosio: formaggio stagionato, prodotto nelle Casere di Grosio e Ravoledo.
  • Brasciadei: biscotti dal sapore unico e dalla ricetta segreta.
  • La Slinzega: carne secca, generalmente di cervo, è una variante della più nota Bresaola. 

Nella vitalità della tradizione

Qui la tradizione non è chiusa in un museo, ma è ben viva nella gente, testimoniata nelle famose e partecipate celebrazioni religiose che animano la vita di Grosio durante tutto l’anno, da secoli. A queste si aggiungono le feste e le sagre negli Alpeggi, vere e proprie “feste della comunità”, che si susseguono durante i mesi estivi nelle vallate della Val Grosina, secondo un calendario agricolo che di per sé è una testimonianza della cultura di montagna.

        • CARNEVAL VECC
          (prima domenica di Quaresima), sfilata storica delle maschere tipiche grosine come “la Bernarda” e “la Magra Quaresima” e dei carri allegorici delle contrade e dei paesi limitrofi
        • PROCESSIONE DEL CORPUS DOMINI
          Antica e suggestiva processione religiosa
        • FESTE DI ALPEGGIO
          in Val Grosina: Eita, Malghera, Biancadin, Redasco, Cros de l’Alp
        • NOTTE BIANCA
          (primo fine settimana di agosto)
        • NATIVITA’ IN UN FILO’ GROSINO
          (Vigilia di Natale), presepe vivente in costume tipico di Grosio, con animazione e rappresentazioni nei cortili, cantine e vecchie stalle
        • FOLKLORE AI CASTELLI
          Manifestazione che si svolge nella cornice dei castelli Visconti Venosta, dove vengono invitati gruppi dell’arco alpino (e non solo) a rappresentare la loro cultura con danze, musiche e canti.

Save pagePDF pageEmail pagePrint page
Visit Us On FacebookVisit Us On Google PlusVisit Us On Youtube