Grosio

Grosio: un gioiello da scoprire

Grosio, antico borgo adagiato sul fondovalle destro dell’Adda e della nuova Statale 38, è definito il più prezioso e significativo tassello del variegato mosaico valtellinese. Vi troviamo storia, arte, tradizione, folclore, agricoltura, allevamento, artigianato, commercio, gastronomia, turismo, laghetti, montagne e paesaggi incontaminati. La genuinità, la giovialità e la solidarietà della sua gente sono caratteristiche ancora ben conservate che fanno da collante ad ogni tipo di iniziativa. Il benvenuto agli ospiti è offerto con un biglietto da visita estremamente affascinante. Infatti, all’ingresso del paese, sull’altura che sovrasta la centrale idroelettrica dell’AEM, ci accolgono due castelli, fiancheggiati dalla roccia incisa più grande di tutto l’arco alpino e di seguito, volgendo lo sguardo verso l’abitato, l’imponente facciata barocca della parrocchiale, situata a fianco dell’elegante Villa Visconti Venosta, immersa in un ampio parco. La sua posizione, quasi intermedia tra le cittadine di Tirano e Bormio, e centrale anche rispetto alle famose stazioni sciistiche di Livigno, S. Caterina, Bormio, Aprica, St. Moritz, offre al turista interessanti opportunità.

La Storia

I primi segni della presenza dell’uomo in questi luoghi risalgono alla preistoria. Alcuni siti e reperti archeologici, soprattutto i numerosi petroglifi rinvenuti sui dossi del Castello e di Giroldo, testimoniano un’intensa attività umana che gli studiosi fanno risalire all’età del Bronzo e, considerato lo stretto legame con i vicini Camuni, forse iniziata fin dall’ultima fase del neolitico. Il nome Grause Superiore è citato per la prima volta in un documento del 1056, mentre nel 1150 il vescovo di Como si riserva il Castrum de Groxio cum villis de Grossura. Il feudo vescovile, legato alla pieve di Mazzo, fu dapprima dato in concessione ai De Misenti e, dal 1186, alla famiglia Venosta che rimase ad abitare nel castello fino al ‘500. Durante il dominio visconteo, i Venosta videro crescere la loro potenza, tanto che venne loro affidata anche la custodia del nuovo castello (castrum novum) eretto a scopo difensivo nella seconda metà del secolo XIV. L’immigrazione di diverse famiglie esuli dal territorio comasco e milanese, a causa delle faide fra Guelfi e Ghibellini, formò il tessuto civile del paese e favorì, nel 1292, la costituzione del Comune e, nel 1395, la redazione dei primi statuti comunali.

Nei primi decenni del 1300 la popolazione di Grosio non superava le 250 anime, nel 1426 contava 400 unità, nel 1464 circa un migliaio, mentre nel 1589 i “fuochi» erano 300 (circa 1500 persone) e raggiungevano i 500 con le frazioni del comune. Gli abitanti traevano cospicue rendite dall’allevamento che usufruiva dei ricchi pascoli della Valle Grosina, ma praticavano anche con molto successo i commerci, in particolare con il territorio della Serenissima. Dal 1512, per quasi tre secoli, la Valtellina è dominata dai Grigioni e, nel corso del Seicento, anche Grosio partecipa attivamente all’insurrezione per l’indipendenza politica e religiosa. In seguito la storia del paese si identifica con quella locale e nazionale, partecipando alle lotte per l’indipendenza, per l’unità d’Italia e infine alle due guerre mondiali.

Le sue frazioni

Il territorio di Grosio comprende anche tre frazioni: Vernuga, Tiolo e Ravoledo. La contrada di Tiolo, posta all’estremità settentrionale del Comune, in passato costituiva un punto nevralgico dei traffici verso il passo del Mortirolo e la confinante Val Camonica. Dall’altro lato dell’Adda si scorge la frazione della Vernuga, con l’antico torchio a leva del XVIII secolo e la chiesa di S. Giovanni Battista (1642). Lungo la strada che conduce in Valgrosina adagiata su un ampio poggio, troviamo infine la frazione più popolosa: Ravoledo. Vi si trovano la Chiesa di San Gregorio (XV sec.), antica parrocchiale che ha ceduto il posto ad un nuovo edificio eretto nel 1933 e dedicato a Cristo Re,  recentemente abbellito da un mosaico dell’artista Rubnick . Più oltre, verso Fusino, incontriamo la chiesetta di San Giacomo, sorta su una preesistente costruzione alto-medievale.

In un territorio fatto ad arte

Dalla cura dell’uomo il territorio si fa arte. La grande tradizione agricola e rurale di Grosio e della sua gente ha reso ancora oggi tutto il territorio del paese e delle sue vallate tra i meglio mantenuti dell’arco alpino. La cura dei prati, anche i più scoscesi del versante Retico, quello che da Ravoledo porta prima a Fusino e poi apre le porte delle due splendide vallate della Val Grosina – quella Orientale o Val d’Eita e quella Occidentale, chiamata Val di Sacco – testimoniano l’amore della gente di Grosio per il grande patrimonio naturale e agricolo di queste valli alpine.

dall’architetettura del ‘600…

La visita al ricco centro storico di Grosio comincia dalla seicentesca Villa Visconti Venosta, visibile a destra della grande chiesa parrocchiale di S. Giuseppe. Vi si accede da un vasto giardino, ora parco comunale. L’edificio ha un corpo centrale con portico a quattro arcate sormontato da un loggiato e l’attuale struttura ad U della Villa, storica residenza estiva della nobile famiglia Venosta, si deve invece ad un ingrandimento ottocentesco. La Villa è oggi visitabile ed è sede della Biblioteca Comunale e di un Museo del Costume locale. I suoi ambienti conservano arredi originali, suppellettili e oggetti d’arte e la ricca biblioteca del marchese Emilio Visconti Venosta, patriota risorgimentale, diplomatico illustre e Ministro degli Esteri in sei governi, dall’Unità d’Italia al 1900. Sul retro della Villa, il centro storico conserva la compattezza di un tempo. Antichi portali, finestre sagomate e stemmi nobiliari si alternano a vecchie insegne, fontane, porte di antiche botteghe, vicoli, androni e fienili, offrendo vivaci scorci in grado di evocare tempi e modi di vita ormai perduti.

al liberty dell’archeologia industriale

Il complesso idroelettrico di Grosio e Grosotto costituisce uno dei più significativi siti di archeologia industriale di primo novecento della Lombardia, sia per datazione storica che per qualità e conservazione dei singoli manufatti che lo compongono.

Da vedere

  • la Centrale di Grosotto, dedicata all’ing. Giuseppe Ponzio, primo impianto costruito dal-l’AEM di Milano in Valtellina, venne inaugurata nel 1910.
  • la Centrale di Roasco, dal nome del torrente che nasce in Val Grosina, edificata negli anni 1917-1920 su progetto dell’arch. Pietro Portaluppi. Diversamente da quella di Grosotto, dove l’elemento primario di costruzione è il cotto, per l’edificazione della Centrale di Roasco venne utilizzato granito in blocchi levigati, proveniente dalle cave di Grosio in località “Ganda”.

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